lunes, 30 de diciembre de 2013

XXII Encuentro Práctico de Profesores de Español



Con la ayuda de Twitter pude recoger in dos días un montón impresionante de informaciones, simplemente siguiendo a personas y leyendo sus tuits a propósito del XXII Encuentro Práctico de Profesores de Español.

Quiero simplemente subrayar las potencialidades de Twitter como agregador de informaciones. Aunque no soy un profesor sino un simple estudiante de lenguas, de verdad examinar los enlaces me permitió lograr más conocimiento: informaciones que me ayudaron a ampliar mi PLE, conocer nuevas realidades y desarrollar nuevas estrategias tanto en mi carrera de traductor como en mi pasatiempos personales (¡el curso de HTML/CSS en Codecademy fue maravilloso!). 

La otra cara de la moneda es que ahora estoy totalmente enganchado – de manera positiva, claro – y cada vez que abro mi navegador tengo que echar un vistazo a los últimos tuits para ponerme al día con artículos potencialmente interesantes. Pero sin duda eso me acostumbra cada vez más al proceso de seleccionar, resumir, reorganizar y producir nueva información: un proceso muy importante para todos los “dospuntoceristas” de hoy.

Os dejo una lista con todos los enlaces que visité durante el Encuentro. Tratan de sujetos muy diferentes, pero todos pertenecen al mundo 2.0 y a las problemáticas y curiosidades de la lengua. Algunos son artículos, otros vídeos, hay cursos y también noticias útiles para quien quiere ser informado aunque no es docente de ELE. 

Gracias a todos los partecipantes por su generosidad, su disponibilidad y su ganas de compartir.

  1. Taller de Identidad digital
  2. MOOCs, remedios para traductores en crisis
  3. 8 Surprising Ways Music Affects and Benefits our Brains
  4. "La formación de profesorado del siglo XXI" (Congreso Eminent 2013)
  5. TIC y Educación: evolución de la educación, transformación del aprendizaje
  6. De las Competencias Clave en Europa a las Competencias Básicas en España
  7. Tecnorrevolución en las aulas
  8. Ayude a sus estudiantes a recordar lo que aprenden: 3 Fundamentos Científicos
  9. 20 herramientas donde monitorizar un hashtag
  10. Lingualia, red social para aprender idiomas, llega a los 50 mil estudiantes y lanza app para Android
  11. Procrastinate: ¿Una enfermedad o una cura?
  12. ‘Palabras moribundas’ que quizá no oigas nunca más
  13. InDesign para traductores
  14. Algunas formas de ganar experiencia en traducción
  15. Características 2.0 de un profesor de E/LE
  16. Codecademy
  17. Sitios web para descargar e-books gratis
  18. Un resumen de las Universidades que ofrecen cursos gratis en Internet
  19. Los videojuegos pueden ayudarnos a entender mejor el mundo
  20. RAE: Porqué / porque / por qué / por que
  21. Los niños buscan las reglas de construcción de las palabras antes de poseer un vocabulario extenso
  22. 9 ridiculously useful Spanish expressions
  23. 5 ejemplos de gamificación en el aprendizaje
  24. Los secretos del un buen perfil de freelance
  25. Entornos Personales de Aprendizaje (PLE) para el desarrollo profesional docente
  26. Las apariencias engañan…
  27. Changing The Game: What Happens When Video Games Enter the Classroom?
  28. Y tú, ¿escuchas música mientras traduces?
  29. Entornos y redes personales de aprendizaje del profesor de ELE
  30. Las nuevas tecnologías como factores de la expansión lingüística del español
  31. Productividad y velocidad de traducción
  32. Vademécum del traductor
  33. Diccionario de gestos españoles
  34. Lista de abreviaturas
  35. XIV Encuentro Práctico de Profesorado de ELE Madrid 2013
  36. Impresiones sobre el XXII Encuentro Práctico de Barcelona
  37. Gdoc XXII Encuentro Práctico de Profesores de Español

miércoles, 4 de diciembre de 2013

Un cerebro, dos lenguas: ventajas lingüísticas y cognitivas del cerebro infantil

Un cervello, due lingue: vantaggi linguistici e cognitivi del bilinguismo infantile
 
Antonella Sorace
Università di Edimburgo

Il mantenimento della diversità linguistica, in Italia e nel resto dell’Europa, dipende dalla trasmissione delle lingue da una generazione alla successiva. Il bilinguismo nei bambini deve essere compreso e incoraggiato, ma nonostante gli interventi legislativi che tutelano le lingue minoritarie, questo fenomeno è in calo. Quali sono i vantaggi per il cervello infantile? Come può il bilinguismo far sopravvivere le lingue minoritarie?

Il bilinguismo è ancora visto come eccezione nella nostra società, ed è spesso oggetto di pregiudizio e disinformazione. L'idea che imparare due lingue sia faticoso per il processo cognitivo infantile, o che ne disturbi lo sviluppo è alla base delle decisioni prese da numerose famiglie, politici e insegnanti, che quindi influenzano la vita dei bambini potenzialmente bilingui. Molti genitori pensano che l'esposizione a due lingue causa problemi, e demordono; o preferiscono attendere (spesso sino a quando è troppo tardi); a volte gli insegnanti attribuiscono al fenomeno la responsabilità di eventuali problemi scolastici. Si tenta quindi di ristabilire l'ambiente monolingue per risolvere il problema.

A volte invece esistono idee positive, ma dovute a mancanza di informazione (es. bilinguismo come naturale conseguenza di due genitori che parlino due lingue diverse, o utilità del bilinguismo solo quando si sviluppa su due lingue a larga diffusione), che si risolvono spesso in un uguale insuccesso.

La ricerca recente sul cervello bilingue ha sfatato questi pregiudizi, dimostrando anche che lo sviluppo bilingue va oltre la mera conoscenza di due lingue. Oltre ai vantaggi noti (accesso a due culture, maggiore tolleranza, vantaggi sul mercato del lavoro) esistono quelli meno conosciuti, e tuttavia più importanti, che influenzano il ragionamento e il comportamento.

Per capire questi vantaggi, si deve comprendere che il cervello è perfettamente in grado di gestire due o più lingue simultaneamente: in molte zone del mondo è normale crescere bilingue, ed è invece il monolinguismo a costituire un'eccezione. La ricettività del cervello infantile è massima nei primi anni di vita: per questo i bambini imparano qualsiasi lingua senza sforzo. È un apprendimento diverso da quello scolastico, perché spontaneo e naturale se il bambino ha occasione e motivazione per usare le lingue. Gli effetti sono molteplici, in vari ambiti: innanzitutto una maggiore conoscenza naturale della struttura del linguaggio (il bambino “gioca” con le lingue, mescolando accenti o provando traduzioni impossibili da lingua a lingua); una maggior abilità di distinzione tra forma e significato (per la presenza di due vocaboli per lo stesso referente e quindi due espressioni dello stesso concetto) che facilita l'apprendimento della lettura e scrittura, nonché l'apprendimento di una terza o quarta lingua; una maggiore e più precoce consapevolezza dei diversi punti di vista adottati dalle altre persone (e quindi una maggior flessibilità nella capacità di interazione e adattamento della lingua in base al tipo di persona con cui si parla). Seguono poi i benefici più generali e più conosciuti a proposito del controllo esecutivo sull'attenzione: i bilingui passano più rapidamente, rispetto ai monolingui, da un compito ad un altro ignorando fattori di interferenza. Questo accade perché i bilingui sviluppano un meccanismo inibitorio che consente loro di mantenere separate le lingue e limitare l'interferenza della lingua non in uso su quella in uso: la ripetizione di questa pratica si riflette su attività che richiedono attenzione e controllo esecutivo, migliorando l'abilità di “multitasking”. Alcuni di questi vantaggi vengono mantenuti nella terza età, ritardando nei bilingui il declino delle funzioni cognitive che accompagna l'invecchiamento. Ciò avviene in tutti i bilingui a prescindere da quali lingue parlino. Non esistono lingue “inutili”, da qui il vantaggio di apprendere le lingue minoritarie.

Anche il pregiudizio secondo il quale il bambino confonda le due lingue finendo per non parlarne bene nessuna è stato sfatato: la capacità percettive di tutti i bambini sono molto sviluppate, e tutti sanno riconoscere i suoni della propria lingua molto prima di iniziare a parlarla.

Ricapitolando, il bilinguismo infantile è tutt'altro che dannoso: comporta invece notevoli benefici cognitivi specialmente se il bambino è esposto ad entrambe le lingue sin dalla nascita, e se continua a praticarle entrambe. Va però sottolineato che il bambino deve essere cosciente di come famiglia e comunità apprezzino le lingue, in modo da incoraggiarne l'uso non solo in famiglia ma in tutte le situazioni; inoltre, l'esposizione linguistica deve avvenire in modo continuato attraverso differenti mezzi (libri, video, giochi, ecc.) che non solo fungano da input, ma anche da incentivo.

Insomma: stimolare, motivare, incoraggiare l'uso della lingua.

A Edimburgo promuoviamo Bilingualism Matters, un servizio divulgativo per aumentare conoscenza e consapevolezza dei vantaggi del bilinguismo infantile (specialmente quelli cognitivi, quasi sconosciuti al di fuori della ricerca accademica): a seguito della nostra campagna informativa, l'interesse generale per il bilinguismo attivo è cresciuto e in diverse località si stanno sviluppando iniziative analoghe.

Concludendo, qualsiasi intervento legislativo a sostegno e tutela delle lingue minoritarie dovrebbe essere accompagnato da interventi che migliorino la conoscenza e la consapevolezza di quanto è importante il bilinguismo in lingua minoritaria per la mente del bambino. Il messaggio da trasmettere è che la possibilità di crescita bilingue, nelle comunità dove si parlano lingue minoritarie, è un'occasione da non perdere.

***

Un cerebro, dos lenguas: ventajas lingüísticas y cognitivas del cerebro infantil
 
Antonella Sorace
Universidad de Edimburgo

Mantener una diversidad lingüística, en Italia como en Europa, depende de la transmisión de las lenguas desde una generación a la generación siguiente. El bilingüismo de los niños debe ser comprendido y fomentado, pero a pesar de aquellas leyes que protegen las lenguas minoritarias este fenómeno está desapareciendo. ¿Tiene ventajas para el cerebro infantil? ¿Cómo puede ayudar a las lenguas minoritarias a supervivir?

El bilingüsmo todavía parece una excepción en nuestra sociedad, y muchas veces está sujeto a prejuicio y desinformación. Se cree que aprender dos lenguas es difícil para el proceso cognitivo infantil, o que constituye un disturbo para el desarrollo: estas creencias están en la base de decisiones tomadas por familias, políticos y enseñantes, que de esta manera condicionan la vida de los niños potencialmente bilingües. Muchos padres piensan que la exposición a dos lenguas es problemática, y dejan el aprendizaje; o prefieren esperar (muchas veces hasta que es demasiado tarde); a veces los enseñantes atribuyen al fenómeno del bilingüismo la responsabilidad de problemas en la escuela. Entonces se intenta restablecer un entorno monolingüe para resolver el problema.

Por otro lado hay ideas positivas, aunque producidas por falta de información (ej. bilingüismo como natural consecuencia de dos padres que hablan dos idiomas diferentes, o la utilidad del bilingüismo solo cuando se desarrolla en dos lenguas a larga difusión), que a menudo terminan con igual fracaso.

La investigación reciente sobre el cerebro bilingüe ha refutado estos prejuicios, explicando cómo el desarrollo bilingüe vaya más allá del simple conocimiento de dos idiomas. Además de las ventajas conocidas (acceso a dos culturas, mayor tolerancia, ventajas en el trabajo) existen aquellas menos conocidas, que son de todo caso más importantes dado que influyen en el razonamiento y la actitud.

Para comprender estas ventajas, debe ser claro cómo el cerebro sea perfectamente capaz de gestionar dos o más lenguas al mismo tiempo: en muchos países del mundo es normal crecer bilingüe, y es en cambio el crecimiento monolingüe que constituye una excepción. La receptividad del cerebro infantil es máxima durante los primeros años de vida: por eso los niños aprenden cualquier idioma sin esfuerzo. Se trata de un aprendizaje diferente de aquello escolar, porque es espontáneo y natural cuando el niño tiene oportunidad y enfoque para utilizar las lenguas. Los efectos son muchos: antes que nada, un mayor conocimiento natural sobre la estructura del lenguaje (el niño “juega” con las lenguas, mezclando acentos o intentando traducciones imposibles desde una lengua hasta otra); una mayor habilidad de diferenciación entre forma y sentido (por la posesión de dos palabras para el mismo referente, es decir dos expresiones para el mismo concepto) que facilita el aprendizaje de la lectura y escritura, así como el aprendizaje de una tercera o cuarta lengua; una mayor y más precoz conciencia de los diferentes puntos de vista adoptados por las otras personas (y por lo tanto una mayor flexibilidad en la capacidad de interacción y adaptación de la lengua dependientemente del tipo de persona con la que se habla). Después hay beneficios más generales y más conocidos a propósito del control ejecutivo sobre la atención: con respecto a los monolingües, los bilingües pueden ir desde una tarea hasta otra ignorando las fuentes de interferencia. Eso pasa porque los bilingües desarrollan un mecanismo inhibitorio que les permite mantener separadas sus lenguas, y limitar la interferencia de la lengua utilizada sobre aquella no utilizada: repetir esa práctica se refleja en actividades que necesitan atención y control ejecutivo, mejorando el “multitarea”. Algunas de estas ventajas se mantienen en la tercera edad, retardando en los bilingües la decadencia de las funciones cognitivas que son paralelas al envejecimiento. Eso pasa en todos los bilingües, prescindiendo de qué lenguas hablen. No existen idiomas “inútiles”, de aquí la ventaja del aprendizaje de las lenguas minoritarias.

También el prejuicio según el cual el niño confunde las dos lenguas y se acaba sin hablar bien ninguna ha sido refutado: las capacidades perceptivas de todos los niños están muy desarrolladas, y todos son capaces reconocer los sonidos de su propia lengua mucho antes de que empiecen a hablarla.

Recapitulando, el bilingüismo infantil no es dañino: lleva beneficios cognitivos relevantes, sobre todo si el niño está expuesto a ambos idiomas desde su nacimiento y sigue practicándolos. Se destaca que el niño debe ser conciente de cómo familia y comunidad aprecien las lenguas, así que se empuje su uso no solo en familia, sino en todas las situaciones; además, la exposición lingüística debe ocurrir duraderamente a través de diferentes medios (libros, videos, juegos, etc.) que no solo constituyan un “input”, sino un estímulo.
En suma: estimular, motivar y animar el uso de la lengua.

En Edimburgo promovimos Bilingualism Matters, un servicio de divulgación para difundir conocimiento y conciencia sobre las ventajas del bilingüismo infantil (especialmente aquellos cognitivos, casi desconocidos fuera del marco de la investigación universitaria): después nuestra campaña informativa, el interés público en el bilingüismo activo ha crecido, y en varios lugares se están desarrollando iniciativas parecidas.

Concluyendo, cualquier ley que sostiene y defende las lenguas minoritarias debería ser parecida a intervenciones que mejoren el conocimiento y la conciencia de cuánto el bilingüismo en lengua minoritaria es importante para el cerebro del niño. El mensaje que hay que transmitir es que la posibilidad de crecimiento bilingüe, en comunidades donde se hablan lenguas minoritarias, es una ocasión que no debe perderse.

Glosario descargable (.xls):
http://verbum.wikispaces.com/Investigaci%C3%B3n+ling%C3%BC%C3%ADstica

lunes, 18 de noviembre de 2013

Investigación científica (descripción, etapas, tipología)

La ricerca scientifica è un'attività umana avente lo scopo di scoprire, interpretare e revisionare fatti, eventi, comportamenti e teorie relative a qualunque ambito della conoscenza e dell'esperienza umana (sebbene il senso comune tenda a restringerla a un ambito detto natura), usando metodi intersoggettivi e condivisi cioè basati sul metodo scientifico.
La ricerca scientifica mira ad accrescere la conoscenza della scienza, avendo un ruolo importante nella crescita e nello sviluppo della società a causa del suo potenziale apporto di innovazione attraverso la tecnologia. Favorisce il progresso tecnico e scientifico. La ricerca di base viene svolta dalle comunità scientifiche in base a metodologie di valutazione della ricerca. Questo termine si utilizza più generalmente per definire la raccolta di informazioni su un determinato argomento.

Ricerca di base
Detta anche ricerca pura o fondamentale, ha come obiettivo primario l'avanzamento della conoscenza e la comprensione teorica delle relazioni tra le diverse variabili in un determinato processo. È esplorativa e può essere indotta dalla curiosità, dall'interesse e dall'intuito del ricercatore. Viene condotta senza un particolare scopo pratico, anche se i suoi risultati possono avere ricadute applicative inaspettate. L'espressione "di base" indica che, attraverso nuove teorie, la ricerca di base fornisce le strutture  per ulteriori ricerche con ricadute applicative nel medio-lungo termine.

Ricerca applicata
La ricerca applicata è svolta allo scopo di trovare soluzioni praticahe e specifiche. Il suo obiettivo primario non è l'avanzamento della conoscenza teorica, bensì lo sfruttamento della conoscenza teorica già acquisita a fini pratici cioè essenzialmente per lo sviluppo in ambito tecnico della relativa tecnologia. È generalmente di tipo descrittivo e basata su precedenti ricerche di base. Solitamente viene eseguita in ambiente industriale oppure in università con finanziamenti provenienti da industrie interessate.
Spesso il confine tra ricerca di base e ricerca applicata non è così netto e il criterio per classificare una determinata ricerca è piuttosto definito dal presunto intervallo di tempo in cui la ricerca si dovrà sviluppare prima di portare a ricadute applicative.

Metodo deduttivo

Metodo induttivo





















La investigación científica es una actividad humana que sirve para descubrir, interpretar y revisar hechos, acontecimientos, conductas y teorías relacionadas con cualquier marco del conocimiento y de la experiencia humana (aunque generalmente dicho marco está comúnmente estricto y definido como “naturaleza”), a través del uso de estrategias intersubjetivas y compartidas, basadas sobre el método científico.
Objetivo de la investigación científica es el ensanche del conocimiento científico: afecta de manera relevante al crecimiento y al desarrollo social por su potencial aportación de innovación a través de la tecnología. Favorece el progreso técnico y científico. La investigación básica es desempeñada por las comunidades científicas, cada una con sus metodologías para evaluarla. Este término se utiliza más generalmente para definir una recolección de datos sobre un argumento fijado.

Investigación básica
También definida como investigación pura o fundamental, tiene como objetivo primario el avance del conocimiento y la comprensión teórica de las relaciones entre las diferentes conexiones en un proceso determinado. Es exploratoria y puede ser producida por curiosidad, interés o intuición del investigador. Se conduce sin específica finalidad práctica, aunque sus resultados pueden tener consecuencias aplicativas inesperadas. El término “básico” define como, a través de nuevas teorías, la investigación básica sienta las bases para investigaciones siguientes, con consecuencias aplicativas a medio-largo plazo.

Investigación aplicada
Tiene como objetivo la búsqueda de soluciónes prácticas y específicas, aunque el avance del conocimiento teórico no es su primer punto, sino la explotación del conocimiento teórico para finalidades prácticas: es decir, para el desarrollo tecnológico. Suele ser una investigación de tipo descriptivo, basada en estudios anteriores; se hace en entorno industrial o universitario con inversiones efectuadas por industrias interesadas. A veces el límite entre investigación básica y aplicada no es claro, por lo tanto las pautas de clasificación se definen en base al tiempo en que la investigación se desarrollará antes de su resultados prácticos.

Método deductivo

Método inductivo   

Fuentes:
 
Glosario:

Librería Diigo: 

 

miércoles, 24 de abril de 2013

Dimisiones del Papa

Las dimisiones del Papa: ¿dónde irá a vivir Ratzinger después de la renuncia?

Desde el 1 de Marzo 2013 Benedicto XVI vivirá primero en Castelgandolfo, y luego en un monasterio de clausura sobre la colina vaticana, donde pasará el resto de sus días. Existen polémicas sobre el concepto de "reclusión".

Benedicto XVI se ha dado de baja. Desde el 28 de febrero de 2013 a las 20.00 h, la Santa Sede se quedará vacante. La noticia ha dejado a todos de piedra, incluso a las altas jerarquías vaticanas. El cardenal Angelo Sodano, ya secretario del Estado Vaticano y decano del Sacro Colegio, exclamó: "Esta decisión ha sido totalmente inesperada". De verdad, la decisión de dejar el ejercicio pontificio "por causa de la avanzada edad" deja muchas dudas, tanto sobre el futuro de la Santa Sede como sobre el futuro de Ratzinger mismo. Con más detalles, mucha gente se pregunta dónde irá a vivir el ex Papa. La respuesta ya está lista. La morada que él hospedará hasta el término de sus días será el monasterio de clausura Mater Ecclesiae. Después de una breve estancia en el palacio de Castel Gandolfo, comúnmente utilizado como residencia estiva, Ratzinger se mudará de manera definitiva al edificio a lo largo de las murallas que León IV (847-855) hizo construir en 847 para proteger la Basílica de San Pedro de los Sarracenos.

El monasterio para las monjas, requerido por Wojtyla - Juan Pablo II había querido una estructura para hospedar a las monjas de clausura entregadas al "ministerio de la oración" como ayuda a la actividad del Pontífice. Al final, se eligió el Mater Ecclesiae de las colinas vaticanas, donde, desde 1994 se han sucedido cada cinco años monjas clarisas, carmelitas descalzas, benedictinas y visitandinas. Las últimas dejaron la estructura anticipadamente respecto a lo previsto, cuando en noviembre de 2012 se empezó a reestructurarla.  Benedicto XVI no hará vida de clausura en el interior del monasterio, como explicó padre Lombardi a los periodistas. "No creo que deba ser considerado un preso - ha dicho -. Tendrá su normal libertad. De seguro, es una situación particular, vamos a ver como la vivirá. No soy capaz de decir todo lo que hará", pero "muchas veces me dijo que le gustaría dedicar su edad avanzada a la escritura y al estudio. Imagino que lo hará". El Papa se entregará al estudio, a la escritura y seguramente a los paseos en los más de 2 mil metros cuadrados de jardín del monasterio.

Papa Ratzinger se da de baja: os dejo algunas opiniones de la gente común 
Daniele Buzzurro

Pasó solo hace pocos minutos, y no se habla de nada más: Papa Benedicto XVI - nombre real Joseph Ratzinger - decidió darse de baja el 28 de Febrero 2013.
Más de las que pueden ser razones aparentes de este acción, como la así llamada ingravescentem aetatem o sea la edad avanzada - verdadera o presupuesta - es significativo el hecho que antes de Benedicto XVI esta acción no ocurría desde 1415 d.C., casi 1000 años atrás. Pero lo que me interesa comprender es: ¿qué piensan los usuarios de la red Internet, en su naturaleza expresiva, de lo que pasó no hace mucho? Aquí hay un extracto de las opiniones de algunos internautas, tomadas directamente de Facebook: todos tendremos que reflexionar mucho sobre este tema.
Antonio: “La noticia del Papa que se ha dado de baja, hoy nos costará un punto del PIB. No se habla de otra cosa”.


Daniela: “En la historia de la Iglesia, hay cinco pontífices dimisionarios por su elección o por constricción: Clemente I, Ponziano, Benedicto IX, Celestino V y Gregorio XII. El último fue justo Gregorio XII en 1415”.

Alessandro: “Fuera como fuese, y no lo digo siendo católico, me sorprende que el Papa se dé de baja”.

Massimiliano sobre las declaraciones de Benedicto XVI después de su dimisión: "No puedo soportar otro año más sin dinero”.

Simone: “¡Ahí tenemos porque Grillo no se presenta como candidato al Parlamento! ¡Grillo quiere el super puesto del VAT!”.

Hito: “El Papa se da de baja, mientras que Baldini y Sabatini no... ¡Bah!”.

Luca: “Pontifexit”.

Antonio tre: “esta vez es necesario un Papa negro”.

Rosario: “si es una broma de Carnaval, es la mejor de siempre”.

Fabio: “yo creo que el valor, para un creyente de tal relevancia, debería ser el de transportar "la cruz" como hizo Juan Pablo. No sé, puede ser que me equivoque... seguro que es una decisión que nos deja boquiabiertos”.

Barbara: “Tiempo feo para Italia. A la noticia de la dimisión del Papa, de repente se piensa al próximo escándalo que vaya a ocurrir. Forma mentis que significa muchas cosas”.

Serena: “La verdad es que se quedaba en Twitter hasta larga entrada la noche”.

Riccardo: “Criticones, nos dicen que no ironizemos sobre el Papa. ¡Que lata! ¡Ni que hubiera muerto! Es un jefe de estado extranjero como Putin”.

Mario: “¿Y si el nuevo presidente del consejo, aprovechando de la sede vacante, anexionara el Vaticano? ¡Con sus tesoros pagaríamos pronto la deuda pública de Italia!”.

Katia: “¿Cuotas femeninas en Vaticano también? That would be cool ;-)”.

Mauro: “El sucesor: Papa Laico I ;-)”.

Guglielmo: “¡Papa Ratzinger se dio cuenta de ser obsoleto!”

Luciano: “Un gran Papa, responsable y valeroso”.

Lorenzo: “¿Porque el Papa se dio de baja? ¿Estará triste a causa del penalti que Osvaldo erró?”.

Cesira: “Muerto un Papa, se hace otro!”.

Monica: “El Papa se da de baja. ¡Fortísimo! ¡Máximo! !Nuevas Elecciones inminentes¡”.

Gianni: “Berlusconi vuelve a decir: Paraíso para todos”.

Giulia: ¡¡¡!!!

Lia: “¡¡¡Se dio de baja de verdad!!! Pensaba que era una broma...”

Sara: “Yo pensaba que este acontecimiento era la sólita broma de Carnaval... o.O”

Luca: “¿Es posible que haya alguna conexión?” http://www.guardian.co.uk/world/2013/jan/21/vatican-secret-property-empi... #papa

Stefania: “Máximo respecto por quien es creyente... desde mi experiencia, por las cosas que he visto y por como soy yo, pienso que hay algo a nivel universal que es grande y potente. Tengo fe en la materia. En la energía, no tengo fe en la imagen de un dios "clásico". Pero esa opinión es absolutamente personal... para mí... ¿las religiones? Las mentiras más grandes sobre la humanidad”.

Guido: “Cerrado el perfil Twitter del Papa, abierto el perfil Linkedin”.

Diana: “¿Qué está pasando?”

Anto: “Ahora es el turno de Padre Ralph”.

Francesca: “Empezó a nevar aquí también... la dimisión del Papa han causado efecto ;)”.

Massimo: “Bueno, se puede pensar lo que se quiera, pero ¿cúantos hombres de poder tienen el valor de admitir su inadecuación en frente de las tareas que deben hacer? ¿La lucidez mental de comprender que si no tienes bastante fisico no tienes bastante cerebro? No me interesa la parte religiosa, yo soy ateo, pero aprecio la honestidad de este hombre”.

Antonio due: “¿Pero cómo podía el Papa declarar esto después de las elecciones? ¿COMPLOT? ¿Estoy pensando mal?”.

Andrea: “Si hacen el cónclave con rapidez ¡podría pasar un mega election day el 24!”.

Claudia: “Quiero conocer el periodista que preguntó "Sí pero ¿donde vive el ex Papa?”.

Eva: “Ahora esperemos que pase una transformación fuerte y una renovación de la figura del Papa.
El armiño y los zapatos de Prada no se ponen de moda. Quiero un Papa con un real abrigo ecológico de Beyoncè y Manolo Blahnik”.

Giorgio: “Papa-Quinielaaaaa. Yo voy a apostar por Bertone, ¿a cúanto lo valoran los corredores de apuestas ingleses?”.

Mario bis: ”¿Y si el Papa hubiera creído a las encuestas y se haya dado de baja para poder encontrar a un presidente del consejo comunista? ;)”.

Giorgio: "Queridos hermanos, pido perdón pero en estos días he leído un libro de un connacional, que me ha aportado algunas informaciones cruciales que no me permiten tener certidumbres suficientes para seguir en mi comisión profesional".

Maurizio: “Yo me preparo para el título del Manifesto mañana. ¿Tenéis sugerencias?”.

Simone: “Como se pronosticó, la dimisión del Papa se ha transformado en un grande mercado de bromas mediocres por parte de otras tantas personas, igual de mediocres”.

Giorgio bis: Giorgio: “[ANSA] Alfonso Papa desmiente la noticia de su dimisiones. Pienso que es Carnaval, explica”.

Michela: “Pontifex se da de baja, desde el 28 de Febrero. No pasaba desde 1200. Quedaremos en la historia. Por otras cosas también. Tiempos de francachelas y dimisiones papales”.

Eva bis: “Si existe un dios, hace poco ha despedido con justa causa al Maldito Decimosexto”.

Antonello: “Berlusconi promete: "Si seré elegido Papa, en el primer consistorio aboliremos la castidad”.

Rudy: “El Papa se da de baja: hay gato encerrado. Siento hedor de IOR y de escándalos inminentes...”.

Sabrina: “Ahora se concederá aquel deseado retorno a Cuba”.

Giorgio due: “Non habemus plus Papam”.

Fuentes citadas

Glosario


jueves, 14 de marzo de 2013

Cárceles

                  
El crecimiento de la población de las cárceles en Italia, debido también a las entradas recientes de los inmigrados, ha causado durante el último decenio un abarrotamiento de presos: eso deteriora de manera ulterior la calidad de la vida de los presos ya debilitados por las condiciones de libertad acotada. Periódicamente, el Estado intenta reducir las tensiones provocadas por esta “superpoblación” con la ayuda de indultos o amnistias. Desafortunadamente, por una falta de intervenciones estratégicas relacionadas con la duración de los procesos y con medidas alternativas a la detención que originan grandes debates y ansiedad (muy a menudo fomentados) entre la opinión pública, no se ha obtenido alguna mejora estructural de la situación general de las cárceles. Recientemente se ha convertido en ley el decreto ley “cárceles vacías” emanado por el Gobierno Monti: dicho decreto intenta mejorar la situación de Italia evitando el indulto.

En septiembre 2009 la cantidad de presos italianos alcanzó el nivel máximo desde la posguerra con un total de casi 64.000 personas (99,6% del máximo espacio posible, de media), a pesar de una bajada de los delitos en los últimos dos años. Todo eso produjo una disminución de los espacios disponibles y la desaparición de los espacios comunitarios, además de una duplicación de los suicidios (45 durante los primeros siete meses de 2009, por los 24 de 2008); las medidas alternativas bajaron al minimo histórico (10.000).
Italia fue condenada por primera vez por la Corte de los Derechos Humanos a causa de “tratamientos inhumanos y humillantes”, con una indemnización a su cargo.
El ministro de justicia Angelino Alfano anunció un “programa cárceles”, con la construción de 17.000 lugares más, antes de finales de 2012: de hecho en el enero 2009 el mismo ministro había hablado de “cárceles ilegales”.
En los ultimos 10 años más de 1.500 presos han muerto en las cárceles a causa de suicidios (un tercio del total), escasa asistencia sanitaria, sobredosis o causas poco claras.

El coste de cada preso en Italia es mayor que en Francia, dos veces más que en España, dos veces y media más que en Los Estados Unidos. En Italia se suicida un preso cada mil, y en 2012 la población en las cárceles hubo un total de 65.717: haced numeros. A pesar de un coste de 3.511 € por cada preso, los problemas de suicidios y de “superpoblación” siguen siendo crónicos.
TASA DE SUICIDIOS. A la cantidad de recursos no corresponde una mejora de las condiciones de los presos. En 2009 se suicidaron en España 4 presos cada 10.000, contra los 9,1 de Italia: más que Alemania, Austria, Polonia y Reino Unido. Hay que considerar que la policía penitenciaria está involucrada en este escenario: cada año 10 policías se quitan la vida.
EL PROBLEMA DE “SUPERPOBLACIÓN”. Como ha revelado el Centro studi de Ristretti Orizzonti, Italia «tiene la tasa más alta de superpoblación penitenciaria en Europa, y al mismo tiempo muestra la mayor diferencia de suicidios dentro y fuera de las cárceles: sería difícil creer que no existe ninguna relación entre superpoblación penitenciaria, disminución de la abitabilidad, y un largo nivel de suicidios, que ha crecido de un 300% desde los años sesenta del siglo XX hasta hoy».